Se lei temesse. Блейк Пирс

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Se lei temesse - Блейк Пирс

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CHE INVIDI (Libro #12)

      I MISTERI DI AVERY BLACK

      UNA RAGIONE PER UCCIDERE (Libro #1)

      UNA RAGIONE PER SCAPPARE (Libro #2)

      UNA RAGIONE PER NASCONDERSI (Libro #3)

      UNA RAGIONE PER TEMERE (Libro #4)

      UNA RAGIONE PER SALVARSI (Libro #5)

      UNA RAGIONE PER MORIRE (Libro #6)

      I MISTERI DI KERI LOCKE

      TRACCE DI MORTE (Libro #1)

      TRACCE DI OMICIDIO (Libro #2)

      TRACCE DI PECCATO (Libro #3)

      TRACCE DI CRIMINE (Libro #4)

      TRACCE DI SPERANZA (Libro #5)

      INDICE

       PROLOGO

       CAPITOLO UNO

       CAPITOLO DUE

       CAPITOLO TRE

       CAPITOLO QUATTRO

       CAPITOLO CINQUE

       CAPITOLO SEI

       CAPITOLO SETTE

       CAPITOLO OTTO

       CAPITOLO NOVE

       CAPITOLO DIECI

       CAPITOLO UNDICI

       CAPITOLO DODICI

       CAPITOLO TREDICI

       CAPITOLO QUATTORDICI

       CAPITOLO QUINDICI

       CAPITOLO SEDICI

       CAPITOLO DICIASSETTE

       CAPITOLO DICIOTTO

       CAPITOLO DICIANNOVE

       CAPITOLO VENTI

       CAPITOLO VENTUNO

       CAPITOLO VENTIDUE

       CAPITOLO VENTITRÉ

       CAPITOLO VENTIQUATTRO

       CAPITOLO VENTICINQUE

       CAPITOLO VENTISEI

       CAPITOLO VENTISETTE

       CAPITOLO VENTOTTO

      PROLOGO

      Alle quindici e trenta, entrando nella casa a due piani, Tamara Bateman rammentò perché amava tanto il suo lavoro. In quanto agente immobiliare di Estes, Delaware, vedeva almeno quattro case nuove alla settimana. La maggior parte delle volte le case erano al massimo così così – copie carbone di altre abitazioni della zona, di solito con un prezzo al di sopra dei quattrocentomila dollari. Di tanto in tanto però metteva piede in una casa e sentiva una specie di brivido… la sensazione che quel luogo sarebbe diventato una casa eccezionale per qualcuno.

      La casa al 157 di Hammermill Street era tra queste. Non era nuovissima come alcune di quelle che aveva mostrato in settimana, però lo era abbastanza. Costruita nel 2005 e abitata solo da una coppia sposata senza figli prima di essere venduta a un proprietario che l’aveva ristrutturata, profumava ancora di nuovo. Certo, molto si doveva alle immacolate pulizie fatte dall’impresa.

      Era meravigliosa. Erano stati lucidati tutti i pavimenti, c’era una mano di vernice fresca su ogni parete e le finestre panoramiche affacciate sul giardino sul retro erano belle da morire. Con il tocco di un professionista esperto e con mobili moderni, quel posto sarebbe stato venduto presto per diventare una casa fantastica.

      Ormai Tamara si occupava delle visite da due settimane, e anche se un interesse generale c’era, non era ancora stata presentata un’offerta degna. Senza mobili e così immacolata, fondamentalmente era una tela vuota. Ma stava anche cominciando a chiedersi se non fosse la mancanza di mobilio a danneggiarla.

      Prese il telefono per buttare giù qualche appunto per migliorare la quotazione pubblica. Sapeva che la compilazione della scheda tecnica non era una vera e propria scienza, ma farlo le piaceva. Le sembrava di avere un metodo – quasi come fosse stata una specie di poetessa. E dato che l’indomani aveva due appuntamenti, voleva assicurarsi di presentarla nella luce migliore.

      Attraversò l’ampio soggiorno e poi la meravigliosa cucina con il lavello da appoggio e gli sgabelli dall’aria industriale. Mentre cercava di trovare una parola non banale per i piani in marmo, udì qualcosa muoversi di sopra. Solo uno strascicare leggero, a malapena udibile ma sicuramente presente. Reclinò la testa e si rimise in ascolto, ed ecco che lo risentì.

      Non si trattava di passi, ma di qualcosa di più morbido. Immaginò una delle finestre aperte, la lieve brezza autunnale esterna che soffiava sulle tende. Era quasi esattamente così. Però pensava che lì non ci venisse nessuno da due o tre giorni. E gli unici ad avere la chiave al momento erano lei e l’impresario.

      Decise quasi di ignorarlo, però poi il rumore tornò. Stavolta fu quasi sicura che si trattasse del fruscio delle tende. Però non ce lo vedeva l’impresario

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