Se lei temesse. Блейк Пирс

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Se lei temesse - Блейк Пирс

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udire la segreteria dopo quattro squilli. Non si curò di lasciare un messaggio; probabilmente stava lavorando a un caso e, anche se le mancava, non voleva interferire col suo lavoro.

      Posò il telefono e si recò in cucina. Lei e Allen avevano in programma di uscire per cena, quindi non avrebbe dovuto cucinare. Si appoggiò contro al bancone e scrutò dalla finestra il giardino sul retro.

      Così doveva essere la pensione vera e propria, immaginava. Sì, ne aveva fatto un po’ di esperienza un anno e mezzo prima, ma quella se l’era aspettata. Si era tenuta occupata con piccoli hobby e l’occasionale viaggio al poligono di tiro. Stavolta però si sentiva annoiata e fuori posto. Forse perché sapeva che Duran avrebbe potuto chiamare in qualsiasi momento per farla tornare nel flusso di cose.

      O forse, pensava, si trattava di una sorta di presagio – dell’universo o di Dio o di qualcosa di simile che le diceva che a breve questa sarebbe stata la sua vita. Quindi meglio allacciare la cintura per la partenza e abituarcisi.

      ***

      Per la cena avevano scelto il tailandese, cosa che a Kate stava bene dato che si trattava di una delle cucine da lei preferite degli ultimi anni. Era lo stesso ristorante in cui si recavano almeno due volte al mese. Mentre si accomodavano, Kate sentì la familiarità del posto e si chiese se anche quello non fosse un altro aspetto della pensione (oppure, nel caso suo, della pensione parziale): che i ristoranti e i negozi del posto si facessero tutti troppo familiari, incastrati in un loop di cui pareva non esistere uno scopo vero e proprio.

      La monotonia del ristorante veniva infranta dalla conversazione, però. Allen sarebbe andato in pensione dal lavoro di advertising executive fra tre mesi. Tra due giorni sarebbe partito per Chicago per star via circa una settimana e probabilmente quello sarebbe stato l’ultimo viaggio. L’azienda stava chiudendo un enorme accordo e Allen negli ultimi giorni era stato proprio contento.

      «Dicono che posso portare qualcuno» disse Allen tuffandosi sulla cena. “Tutto spesato. Perciò, se vuoi trascorrere qualche giorno a Chicago con me…»

      «Sarebbe fantastico» disse Kate.

      «Ho notato che sei un po’… non so… distante. Non in senso negativo. Sembri annoiata. Ferma…»

      «Descrizione accurata» disse Kate. «Pensavo di nasconderlo meglio, però.»

      «No, per niente» disse Allen con un sorriso. «Dunque, se vieni con me lavorerò molto. Conto che da sola starai bene, che ti godrai i panorami e che farai un po’ di shopping nella città ventosa.»

      «Sì, penso che sarò in grado di cavarmela da sola.»

      Il flusso della conversazione tra i due era naturale. Era passato quasi un anno da quando avevano cominciato a frequentarsi e quasi cinque mesi da quando le cose si erano fatte serie. Non avevano parlato di matrimonio e avevano appena toccato l’argomento convivenza effettiva – e a Kate stava bene così. Un’enorme parte del suo cuore era ancora riservata al suo defunto marito, Michael. Ogni volta che cercava di immaginare di vivere il resto della sua vita con Allen, salivano alla superficie ricordi di Michael e non sapeva se era pronta.

      «Hai parlato con Melissa ultimamente?»

      «Ieri. Mi ha chiamata per dirmi che Michelle quasi cammina. Non ancora, però manca poco…»

      «Spaventoso» disse Allen. «Quando cominciano a camminare…»

      «Oh, lo so. Melissa divenne un incubo assoluto quando fu in grado di spostarsi da sola. Ricordo una volta in cui…»

      Le squillò il telefono nella borsetta, interrompendola. Fece per prenderlo, presumendo che si trattasse di Melissa, come invocata da loro. Ripensandoci, lo ignorò. Avrebbe lasciato un messaggio e Kate l’avrebbe richiamata.

      Proseguirono con la cena, abbandonandosi ai ricordi dei due viaggi recenti che avevano fatto. Kate si era accorta di come la guardava Allen ultimamente. C’era della profondità lì, la sensazione che Allen la stesse quasi studiando. Un pensiero presuntuoso, però si chiedeva se non avesse in testa il matrimonio. Alla loro età trascorrere così tanto tempo insieme non significava necessariamente che il matrimonio fosse imminente, ma ogni giorno che passava doveva pur contare qualcosa. Non aveva idea di come avrebbe reagito se lui avesse varcato quella linea, ma era comunque bello pensarci.

      La cena terminò, venne portato il conto e Allen lo raccolse rapidamente. Sapeva che lei non aveva alcun problema finanziario; anzi, quando era andata in pensione la prima volta si era messa alla ricerca di un piano pensionistico che le permettesse di trascorrere il resto della vita in non pochi agi. Ma Allen adorava farla sentire al sicuro quando poteva, come se fossero davvero una coppietta. E per lui ciò significava che doveva pagare l’uomo.

      «Ti raggiungo tra un attimo» disse Kate mentre lui si alzava con il conto in mano. «Penso che abbia chiamato Melissa mentre cenavamo. Vorrei richiamarla.»

      «Salutamela» disse Allen dirigendosi alla cassa.

      Kate pescò il telefono dalla borsetta e vide che la chiamata persa non era di Melissa. Era di Duran.

      L’agitazione e il senso di colpa la lacerarono. Sapeva che Duran avrebbe chiamato solamente – e a quell’ora per giunta – per un’unica ragione. E se la pancia aveva ragione (e di solito ce l’aveva), probabilmente poteva pure dimenticarsi del viaggio a Chicago con Allen.

      Non ha senso pensarci, pensò.

      Richiamò subito, sapendo che Duran non era tipo da stare tanto al telefono. Squillò una sola volta.

      «Kate, come stai?»

      «Bene.» Sapeva che se usava il suo nome proprio voleva dire che aveva fretta – che non si sarebbe preoccupato delle formalità.

      «Se ti interessa, ho un caso per te. Non dovrebbe essere un lavoraccio, niente di straordinario.»

      «Be’, ovvio che lo voglio. Che dettagli hai?»

      «È nel Delaware. Finora due omicidi molto probabilmente collegati. Mi serviresti lì domani. Per quanto riguarda le specifiche, lascio che ti informi l’agente in capo.»

      «Chi è?»

      «DeMarco» disse Duran. Pareva avesse un po’ troppa gioia nella voce nel rivelarlo. Persino lui vedeva la collaborazione fiorente che le due erano riuscite a costruire. «Finora ha gestito le cose a meraviglia, ma la cosa sta cominciando a incepparsi e ha bisogno di una mano. Ovviamente lei non lo ammetterà mai.»

      «Lo sa che sto arrivando?»

      «La chiamo per farglielo sapere quando chiudiamo qui. Ti spiace guidare? Il bureau ti rimborserà la benzina.»

      «Ottimo.» E anche se la cosa era davvero ottima, non poté evitare di pensare ad Allen e a Chicago.

      «Fantastico. Chiamo DeMarco e le dico di avvisarmi quando arrivi. Grazie, Wise.»

      Riagganciò lasciando Kate seduta al tavolino a scandagliare le proprie emozioni. Quando si mise in piedi, scorse Allen in sua attesa alla porta. Aveva un sorrisetto in faccia mentre lei lo raggiungeva.

      «Non era Melissa, eh?»

      «Come hai fatto a capirlo?»

      «Sei molto rilassata

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